Wikipedia: spazio fisico e digitale

La pandemia,  per certi versi, ha trasformato il modo in cui si comunica: conference call, DAD, videochiamate e quant’altro, e meno incontri e contatti di persona. In questo modo, anche l’individuo sta subendo quello stesso processo di smaterializzazione che sta coinvolgendo i documenti, l’informazione, la conoscenza, la scuola, il lavoro e la trasmissione del sapere.

Abbiamo mai provato anche solo ad immaginare quanti libri, riviste, giornali, enciclopedie e mappamondi ci portiamo dietro ogni giorno, solo mettendo uno smartphone nella tasca dei pantaloni o nella borsetta!?! Incredibile, vero? Un’infinità! Tanto che qualcuno si è chiesto: “Quanto è grande Wikipedia? Quanta carta ci vorrebbe a tradurla in libri? Quanti libri sarebbero necessari per stampare tutte le informazioni lì contenute? E quanto spazio occuperebbero?”

Questo qualcuno è l’artista e designer americano Michael Mandiberg, che non solo ci ha pensato ma, l’ha fatto! Sì, tutta intera, parola per parola! Un’impresa titanica e praticamente impossibile, dato che oggi, l’enciclopedia online più famosa al mondo, conta più di 37 milioni di lemmi, divisi in 288 lingue. Solo nella lingua inglese, la versione principale, esistono più di 11 milioni di voci.

L’artista ha prima realizzato un software in grado di analizzare il database di Wikipedia, nella versione inglese aggiornata al 2015 poi, ha proceduto alla stampa!

L’opera finale è il risultato di tre anni di lavoro e si compone di più di 7.600 volumi, di 700 pagine ciascuno. Di questi, solo 106 sono stati realmente stampati su carta con copertine rigorosamente total white e un sommario iniziale che conta 91 volumi per 11,5 milioni di articoli. La seconda parte consta dei 500 volumi riguardanti le voci che iniziano con simboli e numeri tipografici (es.: “!” il punto esclamativo, “!!” la notazione per una mossa eccellente negli scacchi e “!!!” una band dance-punk di Sacramento).

Nell’opera trovano posto anche ulteriori 36 volumi con l’elenco dei circa 7,5 milioni di utenti che hanno contribuito alla creazione e/o correzione dei singoli articoli… e parliamo delle sole voci in inglese! Mentre Wikipedia Italia, stampata, richiederebbe 3.368.181 pagine.

La prima performance di “Print Wikipedia” è avvenuta presso la Denny Gallery di New York, che ne ha anche allestito una mostra intitolata From Aaaaa! to Zzzap!, in collaborazione con Eyebeam, the Banff Centre, Lulu.com, che ha caricato sul suo sito di print-on-demand il lavoro di Mandiberg, e la Wikimedia Foundation.

L’artista ha spiegato al New York Times la ragione del suo bizzarro gesto: “Volevo vedere quale sarebbe stato l’aspetto di una cosa nuova trasformata in una cosa vecchia”.

Il fine ultimo di questa opera (“esperimento”) è un tentativo di determinare fisicamente uno spazio materiale, di intervenire sulla materialità (che è tangibile), per rappresentare ciò che, invece, è comunemente immateriale, cambiando la dimensione stessa del concetto di Wikipedia che nasce, geneticamente, all’interno di un flusso informativo digitale e di questo si nutre e si alimenta. Una definizione dello spazio che si mostra plasticamente in enormi e infinite pareti composte, esclusivamente, dei dorsi dei volumi (reali o fittizi) dell’enciclopedia di Wikipedia, mostrando lo spazio di un’entità straniante, uniforme e apparentemente priva di qualsiasi interruzione visiva. Una forma di cristallizzazione del “Sapere” fissato in un dato momento, quando, al contrario, l’entità Wikipedia è invece un flusso infinito di correzioni, adeguamenti e modifiche, in continuo cambiamento come ogni contenuto digitale. Inoltre, vi è a volontà di rappresentare gli elementi di una nuova forma di scrittura (e cultura), quella digitale, riportati alla forma tipica del suo predecessore che è la scrittura stampata, cartacea, con i suoi dorsi, le sue copertine rigide e le sue pagine da piegare negli angoli. Un passaggio dalla flessibilità e iperattività del digitale alla persistenza e alla stabilità della carta, ri-mutando nuovamente il modo di organizzare, strutturare e consultare la parola scritta, una forma inversa di re-mediation, facendo emergere in tutta la loro chiarezza, le sostanziali differenze fra le due tecnologie che, apparentemente, sembrerebbero in reciproco scontro ma, proprio per le loro specificità, sono destinate a convivere sia pure in forme e modi ancora tutti da scoprire.

Questo esperimento ha rafforzato il concetto di cultura digitale che, spesso viene dato per scontato, riguarda anche gli spazi fisici nei quali contenere il sapere. La digitalizzazione avviene negli Archivi come nei Musei e si rivela fondamentale per raccogliere le opere potenzialmente deteriorabili, per salvarle e per studiarle meglio, utilizzando nuovi strumenti.

Quello che alcuni percepiscono come un inginocchiarsi di fronte alla tecnologia, altri lo vedono come un gesto salvifico e un’evoluzione dell’uomo contemporaneo sempre più alleggerito del peso delle cose perché, in questo modo, tutto si fa più micro, più digitale, più smart, più leggero, più trasportabile e divulgabile.

Autore: Nicodemo
Categoria: Curiosità